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	<title>Commenti a: FOCUS 2</title>
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		<title>Di: CINZIA MION</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-137</link>
		<dc:creator>CINZIA MION</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 14:46:19 +0000</pubDate>
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		<description>L’etica del limite. Cinzia Mion

(W.R.Bion, H. Jonas,  L.Irigaray,  ecc.)



Io credo che alcuni dei conflitti di tipo politico- religioso, o di tipo più squisitamente politico-gossiparo, oppure scaturenti da contrapposizione tra schieramenti politici , caratterizzati oggi da alcuni rigurgiti volgari e chiaramente esorbitanti dalla comune  modalità di un dialogo civile,  anche se acceso,  siano tutte situazioni che continuano ad avvitarsi su se stesse perchè  è venuta a mancare l’etica del limite.

L’etica del limite nel senso sia dell’autocontenimento ma anche della  categoria  dei confini.

Il  neonato evolve verso il  riconoscimento di sé  nella misura in cui impara a separarsi dalla madre. Nella misura in cui , attraverso un processo di separazione-individuazione, comincia a percepire se stesso ed i suoi confini, che all’inizio saranno solo corporei, poi un po’ alla volta saranno sempre più  riconducibili al sé vero e proprio, tale perché diverso dall’altro da sé.
Tutte le relazioni interpersonali dovranno poi, pena il rischio della simbiosi, deleteria e minacciosa per il sè, essere contraddistinte da questi famosi confini tra sé e  l’altro. Confini che non dovranno essere impermeabili o troppo rigidi altrimenti è in agguato una qualche forma di autismo o l’indifferenza verso l’altro oppure, speciale malattia dei nostri tempi , il narcisismo patologico. Mi riferisco al sé grandioso che si autoesalta e perde di vista non solo l’altro ma anche la realtà .(come sta accadendo a livello apicale della politica…)
Siamo di fronte pur sempre ad un problema di mancanza di confini o  di assenza di limiti.
Questo per quanto attiene l’aspetto soggettivo, individuale.

Accennavo  prima all&#039; autocontenimento, mi riferisco a quello mentale.
Per esempio anche  l’adolescente che non rileva i limiti della  sua trasgressione, (quale trasgressione può essere accettabile quale invece va oltre i limiti) non è in grado di attivare un autocontenimento mentale il più delle volte perché i genitori a loro volta non lo hanno contenuto mentalmente quando, nella fase dell’opposizione (dai 18 mesi in poi) sono andati loro in tilt, incapaci di offrire un solido e valido contenimento mentale alla rabbia del piccolo…. Temono il conflitto con un bambino di meno di due anni…
I protagonisti dei conflitti  alla ribalta oggi sono però tutti adulti, vaccinati e responsabili più della gente comune perché quasi sempre ricoprono cariche pubbliche. 

Il problema è anche quello che osserviamo nello scenario della politica dove le gerarchie ecclesiastiche   esorbitano  dai loro confini, non con messaggi spirituali, sempre ben accetti,  ma come ingerenza vera e propria,  condizionando le decisioni  politico-civili,  forzando le scelte attraverso lo spauracchio della sottrazione del consenso , (problema questo, ahimè, che denota un tasto debole oggi della democrazia), e  scendendo  in campo invadendo i confini dettati dalle norme concordatarie che  regolano l’espressione della religione nelle istituzioni pubbliche.
Mi riferisco soprattutto alla scuola e alle polemiche sull’ora di religione, sui crocifissi, sulle funzioni religiose e benedizioni in orario scolastico, ecc.
La via che si segue è quella della strumentalizzazione del senso comune della gente che può non sapere che la Costituzione ha trasformato uno stato confessionale in una Repubblica democratica laica- e la Scuola è una istituzione della Repubblica- che può non sapere che la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa ha rivisto le norme che regolano la religione e scuola, che può non sapere quali sono i confini tra religioso e culturale , tra sacro e non sacro, tra tradizione e consuetudine, tra innovazione e cambiamento.

C’è però chi questa distinzione la conosce e sono i soggetti che ricoprono una carica pubblica (altrimenti chi ha permesso loro di accedere a ricoprirla?) e se queste persone non intervengono a spiegare ai portatori di “senso comune “ -che non sono tenute ad avere le idee chiare,  ma hanno il diritto ad  avere qualcuno che gliele chiarisca-  quale confine esista tra i termini del problema, significa che manca l’etica pubblica in generale,  in questo caso l’etica del limite.
L’etica del limite che dovrebbe impedire che si strombazzino tali macroscopiche falsità, ( Mario Pirani  parla della “Perdita della verità”) che si sobilli impunemente la gente, che si permetta anzi si faccia in modo che questa  rimanga nell’ignoranza (nel senso dell’ignorare) pur di cavalcare umori discutibili,  che si attivino trasmissioni televisive nell’orario di maggiore ascolto,  come il primo pomeriggio della domenica (sia tv pubblica che privata…) invitando i più sciamannati (incrocio tra sciamano e scalmanato…!)  che in  questo momento si rendono disponibili a parlare (pardon ad urlare) a favore del crocifisso con un pubblico che altrettanto accompagna il tutto con un tifo da stadio .

La questione che ancora qualche sindaco leghista sta cavalcando, nell’ignoranza generale purtroppo, anzi nell’indifferenza generale, è quella del crocefisso.
Non si ascoltano i teologi  che si affannano a spiegare che il crocifisso non può essere definito semplice  simbolo culturale ma che per la religione cristiana (la croce) e per la religione cattolica (il Cristo in croce) non sono solo simbolo religioso ma la quintessenza delle religioni cristiane.
Questi sono i confini che andrebbero rispettati se si avesse l’etica del limite.

Ha ragione U.Galimberti  che afferma che oggi  abbiamo de-sacralizzato il sacro?
E che dire delle stesse gerarchie ecclesiastiche che permettono,  e qualche volta si fanno veicolo , di questa de-sacralizzazione come quando appoggiano chi dice, a proposito delle benedizioni a scuola,  che in fondo “durano poco e non lasciano segno”?

Il problema è proprio questo : che pur di “marcare” il territorio, pur di farne una questione di potere (anche qui varcare i confini per affermare se stessi attraverso un simbolo usato spesso come una vera e propria  clava) molti sono disponibili a declassare il crocifisso a simbolo culturale o peggio ad annoverarlo tra gli arredi oppure ad affermare “c’è sempre stato , che male c’è “svalutando talmente la sua presenza tanto da non farlo emergere dallo sfondo: geroglifico sul muro ormai dimenticato.

 Mi chiedo  se  chi crede  veramente sia così disponibile a tollerare tutta questa pesante strumentalizzazione  in nome del crocifisso,  senza sentirsi dolorosamente un po’ ferito come quell’uomo in croce? 

Cosa dovrà ancora succedere in nome del potere e del consenso, carpito sulla buona fede della gente semplice, perché possa farsi sentire con voce forte l’etica del limite?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’etica del limite. Cinzia Mion</p>
<p>(W.R.Bion, H. Jonas,  L.Irigaray,  ecc.)</p>
<p>Io credo che alcuni dei conflitti di tipo politico- religioso, o di tipo più squisitamente politico-gossiparo, oppure scaturenti da contrapposizione tra schieramenti politici , caratterizzati oggi da alcuni rigurgiti volgari e chiaramente esorbitanti dalla comune  modalità di un dialogo civile,  anche se acceso,  siano tutte situazioni che continuano ad avvitarsi su se stesse perchè  è venuta a mancare l’etica del limite.</p>
<p>L’etica del limite nel senso sia dell’autocontenimento ma anche della  categoria  dei confini.</p>
<p>Il  neonato evolve verso il  riconoscimento di sé  nella misura in cui impara a separarsi dalla madre. Nella misura in cui , attraverso un processo di separazione-individuazione, comincia a percepire se stesso ed i suoi confini, che all’inizio saranno solo corporei, poi un po’ alla volta saranno sempre più  riconducibili al sé vero e proprio, tale perché diverso dall’altro da sé.<br />
Tutte le relazioni interpersonali dovranno poi, pena il rischio della simbiosi, deleteria e minacciosa per il sè, essere contraddistinte da questi famosi confini tra sé e  l’altro. Confini che non dovranno essere impermeabili o troppo rigidi altrimenti è in agguato una qualche forma di autismo o l’indifferenza verso l’altro oppure, speciale malattia dei nostri tempi , il narcisismo patologico. Mi riferisco al sé grandioso che si autoesalta e perde di vista non solo l’altro ma anche la realtà .(come sta accadendo a livello apicale della politica…)<br />
Siamo di fronte pur sempre ad un problema di mancanza di confini o  di assenza di limiti.<br />
Questo per quanto attiene l’aspetto soggettivo, individuale.</p>
<p>Accennavo  prima all&#8217; autocontenimento, mi riferisco a quello mentale.<br />
Per esempio anche  l’adolescente che non rileva i limiti della  sua trasgressione, (quale trasgressione può essere accettabile quale invece va oltre i limiti) non è in grado di attivare un autocontenimento mentale il più delle volte perché i genitori a loro volta non lo hanno contenuto mentalmente quando, nella fase dell’opposizione (dai 18 mesi in poi) sono andati loro in tilt, incapaci di offrire un solido e valido contenimento mentale alla rabbia del piccolo…. Temono il conflitto con un bambino di meno di due anni…<br />
I protagonisti dei conflitti  alla ribalta oggi sono però tutti adulti, vaccinati e responsabili più della gente comune perché quasi sempre ricoprono cariche pubbliche. </p>
<p>Il problema è anche quello che osserviamo nello scenario della politica dove le gerarchie ecclesiastiche   esorbitano  dai loro confini, non con messaggi spirituali, sempre ben accetti,  ma come ingerenza vera e propria,  condizionando le decisioni  politico-civili,  forzando le scelte attraverso lo spauracchio della sottrazione del consenso , (problema questo, ahimè, che denota un tasto debole oggi della democrazia), e  scendendo  in campo invadendo i confini dettati dalle norme concordatarie che  regolano l’espressione della religione nelle istituzioni pubbliche.<br />
Mi riferisco soprattutto alla scuola e alle polemiche sull’ora di religione, sui crocifissi, sulle funzioni religiose e benedizioni in orario scolastico, ecc.<br />
La via che si segue è quella della strumentalizzazione del senso comune della gente che può non sapere che la Costituzione ha trasformato uno stato confessionale in una Repubblica democratica laica- e la Scuola è una istituzione della Repubblica- che può non sapere che la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa ha rivisto le norme che regolano la religione e scuola, che può non sapere quali sono i confini tra religioso e culturale , tra sacro e non sacro, tra tradizione e consuetudine, tra innovazione e cambiamento.</p>
<p>C’è però chi questa distinzione la conosce e sono i soggetti che ricoprono una carica pubblica (altrimenti chi ha permesso loro di accedere a ricoprirla?) e se queste persone non intervengono a spiegare ai portatori di “senso comune “ -che non sono tenute ad avere le idee chiare,  ma hanno il diritto ad  avere qualcuno che gliele chiarisca-  quale confine esista tra i termini del problema, significa che manca l’etica pubblica in generale,  in questo caso l’etica del limite.<br />
L’etica del limite che dovrebbe impedire che si strombazzino tali macroscopiche falsità, ( Mario Pirani  parla della “Perdita della verità”) che si sobilli impunemente la gente, che si permetta anzi si faccia in modo che questa  rimanga nell’ignoranza (nel senso dell’ignorare) pur di cavalcare umori discutibili,  che si attivino trasmissioni televisive nell’orario di maggiore ascolto,  come il primo pomeriggio della domenica (sia tv pubblica che privata…) invitando i più sciamannati (incrocio tra sciamano e scalmanato…!)  che in  questo momento si rendono disponibili a parlare (pardon ad urlare) a favore del crocifisso con un pubblico che altrettanto accompagna il tutto con un tifo da stadio .</p>
<p>La questione che ancora qualche sindaco leghista sta cavalcando, nell’ignoranza generale purtroppo, anzi nell’indifferenza generale, è quella del crocefisso.<br />
Non si ascoltano i teologi  che si affannano a spiegare che il crocifisso non può essere definito semplice  simbolo culturale ma che per la religione cristiana (la croce) e per la religione cattolica (il Cristo in croce) non sono solo simbolo religioso ma la quintessenza delle religioni cristiane.<br />
Questi sono i confini che andrebbero rispettati se si avesse l’etica del limite.</p>
<p>Ha ragione U.Galimberti  che afferma che oggi  abbiamo de-sacralizzato il sacro?<br />
E che dire delle stesse gerarchie ecclesiastiche che permettono,  e qualche volta si fanno veicolo , di questa de-sacralizzazione come quando appoggiano chi dice, a proposito delle benedizioni a scuola,  che in fondo “durano poco e non lasciano segno”?</p>
<p>Il problema è proprio questo : che pur di “marcare” il territorio, pur di farne una questione di potere (anche qui varcare i confini per affermare se stessi attraverso un simbolo usato spesso come una vera e propria  clava) molti sono disponibili a declassare il crocifisso a simbolo culturale o peggio ad annoverarlo tra gli arredi oppure ad affermare “c’è sempre stato , che male c’è “svalutando talmente la sua presenza tanto da non farlo emergere dallo sfondo: geroglifico sul muro ormai dimenticato.</p>
<p> Mi chiedo  se  chi crede  veramente sia così disponibile a tollerare tutta questa pesante strumentalizzazione  in nome del crocifisso,  senza sentirsi dolorosamente un po’ ferito come quell’uomo in croce? </p>
<p>Cosa dovrà ancora succedere in nome del potere e del consenso, carpito sulla buona fede della gente semplice, perché possa farsi sentire con voce forte l’etica del limite?</p>
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	<item>
		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-136</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 18:27:24 +0000</pubDate>
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		<description>SU ORA DI RELIGIONE  RISPOSTA A CINZIA MION                                                                                                                      
In data  21 Ottobre CINZIA Mion ha  inviato sul blog una riflessione sull’ora di religione molto interessante e attuale.
In data 24 Ottobre ho risposto in merito ai chiarimenti 1 – 3 – 4 riservandomi di completare in seguito la riflessione sui punti 2 – 5 di natura più psicologica e culturale:  cose che faccio  con il presente intervento.
Se ho interpretato correttamente il pensiero di Cinzia, e la prego eventualmente di correggermi, mi sembra che con i due chiarimenti lei ci invita a riflettere sulla Scuola come luogo di formazione e di confronto.

Nel chiarimento N° 2 Cinzia invita a tener presente ‘la differenza sostanziale tra identificazione e identita’.
Sono completamente d’accordo;  mi permetto solo di fare due brevi postille: 
a – Se è vero che la Scuola, come giustamente sostiene Cinzia, deve essere il luogo dove si preparano i ragazzi a formarsi una identità forte in grado di “reggere gli urti della cultura post-moderna”, allora è compito del personale docente quello di non umiliare o frenare lo sviluppo dell’identità dell’alunno, ma di esaltare la diversita’ come valore fondamentale della vita. Il ‘diverso’ non è un nemico, ma è quella parte di noi che ci manca.
b – Il Potere (sia profano che religioso) usa la Scuola come luogo di indottrinamento per trasmettere una cultura (il pensiero unico) attraverso cui veicolare il consenso a proprio favore. Così la Chiesa predica l’imitazione dei Santi e lo Stato (totalitario,  anche nella sua forma ‘populista’) esalta i suoi miti, i suoi eroi e i suoi idoli.

Nel chiarimento N° 5  Cinzia invita a tener presente, a proposito dell’insegnamento religioso in una società multietnica, la ‘differenza sostanziale tra separazione e interazione – integrazione’.
Concordo pienamente che la religione non può essere una causa di separazione o segregazione dei giovani studenti e che ogni tentativo di soluzione in merito è un “maggiore argomento di inconciliabile divisione e scontro”.
Comunque mi viene spontanea una domanda: se questo è vero, può per converso la religione essere un elemento unificante per l’intera umanità?
La mia domanda nasce da una constatazione di fatto: ogni popolo ha la sua religione, il suo Dio, i suoi dogmi, i suoi riti, la sua morale, in ultima analisi la sua ‘verità’.
Se questa è la realtà viene spontaneo porsi un interrogativo: è giusto ritenere, come evidenzia Cinzia, che “la spinta religiosa accomuna l’uomo nel tempo e nello spazio”? .
Questo è ciò che hanno sempre sostenuto gli uomini di Chiesa e non solo, ritenendo che il fenomeno religioso è un bisogno innato dell’uomo e che senza religione egli non può sviluppare integralmente la sua umanità.
Questo è il presupposto ideologico sul quale si fonda l’obbligo dell’insegnamento religioso in tutti gli stadi della vita formativa dell’uomo.
In alternativa a questa posizione propongo una risposta fondata sulla conoscenza scientifica (psicologica e antropologica) dello sviluppo stesso dell’uomo fin dalla sua infanzia, specchio dell’infanzia stessa dell’umanità. 
Il bambino non nasce né ateo né religioso, nasce curioso, curioso di conoscere, di sapere e per questo non si stanca mai di porre nuove domande.
Con il passare degli anni l’adolescente passa dallo stupore per la magia all’interesse per la conoscenza scientifica dei fenomeni umani. Non esiste una ‘spinta religiosa’, esistono tante ‘interpretazioni religiose’ della realtà, come esistono tante ‘interpretazioni filosofiche’.
Non è la religione dunque, ma è la conoscenza e le pari opportunità di accedervi e di goderne i frutti, la spinta che accomuna gli uomini senza alcuna discriminazione.
Giustamente allora, e qui di nuovo concordo con Cinzia, quando dice: “ Noi sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’interazione che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano”.
Per queste ragioni ritengo che la religione, o più propriamente il fenomeno religioso, come la filosofia, al di là delle scelte personali di vita (tutte egualmente rispettabili), deve essere materia di studio da approfondire nelle scuole superiori come storia del pensiero e della cultura umana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SU ORA DI RELIGIONE  RISPOSTA A CINZIA MION<br />
In data  21 Ottobre CINZIA Mion ha  inviato sul blog una riflessione sull’ora di religione molto interessante e attuale.<br />
In data 24 Ottobre ho risposto in merito ai chiarimenti 1 – 3 – 4 riservandomi di completare in seguito la riflessione sui punti 2 – 5 di natura più psicologica e culturale:  cose che faccio  con il presente intervento.<br />
Se ho interpretato correttamente il pensiero di Cinzia, e la prego eventualmente di correggermi, mi sembra che con i due chiarimenti lei ci invita a riflettere sulla Scuola come luogo di formazione e di confronto.</p>
<p>Nel chiarimento N° 2 Cinzia invita a tener presente ‘la differenza sostanziale tra identificazione e identita’.<br />
Sono completamente d’accordo;  mi permetto solo di fare due brevi postille:<br />
a – Se è vero che la Scuola, come giustamente sostiene Cinzia, deve essere il luogo dove si preparano i ragazzi a formarsi una identità forte in grado di “reggere gli urti della cultura post-moderna”, allora è compito del personale docente quello di non umiliare o frenare lo sviluppo dell’identità dell’alunno, ma di esaltare la diversita’ come valore fondamentale della vita. Il ‘diverso’ non è un nemico, ma è quella parte di noi che ci manca.<br />
b – Il Potere (sia profano che religioso) usa la Scuola come luogo di indottrinamento per trasmettere una cultura (il pensiero unico) attraverso cui veicolare il consenso a proprio favore. Così la Chiesa predica l’imitazione dei Santi e lo Stato (totalitario,  anche nella sua forma ‘populista’) esalta i suoi miti, i suoi eroi e i suoi idoli.</p>
<p>Nel chiarimento N° 5  Cinzia invita a tener presente, a proposito dell’insegnamento religioso in una società multietnica, la ‘differenza sostanziale tra separazione e interazione – integrazione’.<br />
Concordo pienamente che la religione non può essere una causa di separazione o segregazione dei giovani studenti e che ogni tentativo di soluzione in merito è un “maggiore argomento di inconciliabile divisione e scontro”.<br />
Comunque mi viene spontanea una domanda: se questo è vero, può per converso la religione essere un elemento unificante per l’intera umanità?<br />
La mia domanda nasce da una constatazione di fatto: ogni popolo ha la sua religione, il suo Dio, i suoi dogmi, i suoi riti, la sua morale, in ultima analisi la sua ‘verità’.<br />
Se questa è la realtà viene spontaneo porsi un interrogativo: è giusto ritenere, come evidenzia Cinzia, che “la spinta religiosa accomuna l’uomo nel tempo e nello spazio”? .<br />
Questo è ciò che hanno sempre sostenuto gli uomini di Chiesa e non solo, ritenendo che il fenomeno religioso è un bisogno innato dell’uomo e che senza religione egli non può sviluppare integralmente la sua umanità.<br />
Questo è il presupposto ideologico sul quale si fonda l’obbligo dell’insegnamento religioso in tutti gli stadi della vita formativa dell’uomo.<br />
In alternativa a questa posizione propongo una risposta fondata sulla conoscenza scientifica (psicologica e antropologica) dello sviluppo stesso dell’uomo fin dalla sua infanzia, specchio dell’infanzia stessa dell’umanità.<br />
Il bambino non nasce né ateo né religioso, nasce curioso, curioso di conoscere, di sapere e per questo non si stanca mai di porre nuove domande.<br />
Con il passare degli anni l’adolescente passa dallo stupore per la magia all’interesse per la conoscenza scientifica dei fenomeni umani. Non esiste una ‘spinta religiosa’, esistono tante ‘interpretazioni religiose’ della realtà, come esistono tante ‘interpretazioni filosofiche’.<br />
Non è la religione dunque, ma è la conoscenza e le pari opportunità di accedervi e di goderne i frutti, la spinta che accomuna gli uomini senza alcuna discriminazione.<br />
Giustamente allora, e qui di nuovo concordo con Cinzia, quando dice: “ Noi sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’interazione che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano”.<br />
Per queste ragioni ritengo che la religione, o più propriamente il fenomeno religioso, come la filosofia, al di là delle scelte personali di vita (tutte egualmente rispettabili), deve essere materia di studio da approfondire nelle scuole superiori come storia del pensiero e della cultura umana.</p>
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		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-134</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 17:39:46 +0000</pubDate>
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		<description>LAICITA’ E COERENZA

Alla vigilia delle Primarie del Partito Democratico abbiamo ritenuto opportuno pubblicare la presentazione  del tema della LAICITA’ da parte di autorevoli esponenti delle mozioni programmatiche dei tre aspiranti Segretari.
Abbiamo accolto con soddisfazione che la laicità sia stata posta in testa ai valori del nuovo Partito e, a Congresso concluso, ci auguriamo che alle parole seguano i fatti.
Siamo convinti che gli ostacoli non mancheranno.
Già in questi giorni l’Avvenire, quotidiano della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), vista la nomina di Bersani a Segretario, ha lanciato l’allarme sul ‘laicismo’ del PD. 
E sempre in questi giorni la stessa CEI ha chiesto ‘l’obiezione di coscienza’ per i farmacisti in relazione alla vendita della pillola RU 468 o pillola del giorno dopo.
Presto arriverà in Parlamento la legge per il testamento biologico e già la Gerarchia e i soliti teodem affilano le armi.
Oltre gli ostacoli posti dalle pressioni della Gerarchia ecclesiastica non è possibile dimenticare, tanto per citare l’ultimo episodio avvenuto nella seduta della Camera dei Deputati il giorno 13 Ottobre u.s., che l’On. Binetti (la teodem del PD) ha votato con la Destra  contro la legge che introduceva l’aggravante relativa all’omofobia. Intervistata in merito l’On. Binetti  si è difesa dicendo: “ io sono coerente”.
Siccome diversi giornali hanno giustificato questo atteggiamento, anzi lo hanno lodato per la ‘coerenza’ manifestata dall’Onorevole, ritengo sia importante dare alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra ‘laicità’ e ‘coerenza’, per dissipare eventuali ambiguità.  

‘Coerenza’ significa agire in modo non contraddittorio riguardo alle proprie scelte, cioè che i propri comportamenti devono essere conformi alle proprie idee.
Non c’è dubbio che la ‘coerenza’ è una grande virtù che suppone nell’individuo che la pratica una forte volontà di autocontrollo.
Una distinzione comunque va fatta in relazione al rapporto coerenza-laicità, e non per diminuire il valore della coerenza quanto per rafforzarlo.
Una cosa è essere ‘coerenti con se stessi’ quando una persona si sforza di vivere nei fatti i valori i cui crede, altra cosa è essere ‘coerenti con gli altri’, quando una persona esercita una professione a servizio dei cittadini.
Per questo si parla di ‘codice deontologico’ cioè di etica professionale o di etica della responsabilità, quando è la persona e non le idee l’oggetto del servizio pubblico: quello che vale per il medico, tanto per fare un esempio, vale anche per il politico il cui compito in uno Stato laico è quello di difendere  i diritti di tutti i cittadini senza alcuna discriminazione.
Si è coerenti con se stessi anche quando si è coerenti nel realizzare lo scopo insito nella professione che si è scelta: chiunque dovesse sentirsi in contraddizione con se stesso,  la soluzione non è l’obiezione di coscienza, ma cambiare professione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LAICITA’ E COERENZA</p>
<p>Alla vigilia delle Primarie del Partito Democratico abbiamo ritenuto opportuno pubblicare la presentazione  del tema della LAICITA’ da parte di autorevoli esponenti delle mozioni programmatiche dei tre aspiranti Segretari.<br />
Abbiamo accolto con soddisfazione che la laicità sia stata posta in testa ai valori del nuovo Partito e, a Congresso concluso, ci auguriamo che alle parole seguano i fatti.<br />
Siamo convinti che gli ostacoli non mancheranno.<br />
Già in questi giorni l’Avvenire, quotidiano della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), vista la nomina di Bersani a Segretario, ha lanciato l’allarme sul ‘laicismo’ del PD.<br />
E sempre in questi giorni la stessa CEI ha chiesto ‘l’obiezione di coscienza’ per i farmacisti in relazione alla vendita della pillola RU 468 o pillola del giorno dopo.<br />
Presto arriverà in Parlamento la legge per il testamento biologico e già la Gerarchia e i soliti teodem affilano le armi.<br />
Oltre gli ostacoli posti dalle pressioni della Gerarchia ecclesiastica non è possibile dimenticare, tanto per citare l’ultimo episodio avvenuto nella seduta della Camera dei Deputati il giorno 13 Ottobre u.s., che l’On. Binetti (la teodem del PD) ha votato con la Destra  contro la legge che introduceva l’aggravante relativa all’omofobia. Intervistata in merito l’On. Binetti  si è difesa dicendo: “ io sono coerente”.<br />
Siccome diversi giornali hanno giustificato questo atteggiamento, anzi lo hanno lodato per la ‘coerenza’ manifestata dall’Onorevole, ritengo sia importante dare alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra ‘laicità’ e ‘coerenza’, per dissipare eventuali ambiguità.  </p>
<p>‘Coerenza’ significa agire in modo non contraddittorio riguardo alle proprie scelte, cioè che i propri comportamenti devono essere conformi alle proprie idee.<br />
Non c’è dubbio che la ‘coerenza’ è una grande virtù che suppone nell’individuo che la pratica una forte volontà di autocontrollo.<br />
Una distinzione comunque va fatta in relazione al rapporto coerenza-laicità, e non per diminuire il valore della coerenza quanto per rafforzarlo.<br />
Una cosa è essere ‘coerenti con se stessi’ quando una persona si sforza di vivere nei fatti i valori i cui crede, altra cosa è essere ‘coerenti con gli altri’, quando una persona esercita una professione a servizio dei cittadini.<br />
Per questo si parla di ‘codice deontologico’ cioè di etica professionale o di etica della responsabilità, quando è la persona e non le idee l’oggetto del servizio pubblico: quello che vale per il medico, tanto per fare un esempio, vale anche per il politico il cui compito in uno Stato laico è quello di difendere  i diritti di tutti i cittadini senza alcuna discriminazione.<br />
Si è coerenti con se stessi anche quando si è coerenti nel realizzare lo scopo insito nella professione che si è scelta: chiunque dovesse sentirsi in contraddizione con se stesso,  la soluzione non è l’obiezione di coscienza, ma cambiare professione.</p>
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	<item>
		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-133</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:32:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/#comment-133</guid>
		<description>Bonati Liviano:  riflessione su intervento di CINZIA MION

Ho apprezzato molto l’intervento, proposto da Cinzia Mion, sull’ora di religione nelle scuole, perché è sempre un problema di attualità e anche perché tocca direttamente il tema della laicità.
Ritengo anche molto interessanti le distinzioni che fa per affrontare il problema senza equivoci.
Il mio parere: 
A – Sui punti di chiarimento 1–3-4 Cinzia mette in evidenza, con molta chiarezza e competenza,  le contraddizioni  tra l’attuale collocazione dell’ora di religione e dintorni e la sua giustificazione in uno Stato laico e multietnico.
Anche la proposta di introdurre un’ora di religione musulmana non risolve le contraddizioni, anzi le aggrava. L’unica soluzione seria sarebbe quella di introdurre nell’insegnamento scolastico superiore la Storia delle religioni ma, vista la situazione attuale, penso che questa soluzione sia solo un sogno.
Dopo la lettura dell’intervento di Cinzia, che deve far riflettere, mi  sono chiesto: come risolvere il problema?
Per me non c’è che una sola scelta: abolire il Concordato.
Il Concordato tra Stato e Chiesa, firmato nel 1929 da Mussolini e aggiornato  da Craxi nel 1984, è frutto di un compromesso giustificato dal fatto di non creare conflitti tra i due Poteri.
Posso anche capire questa giustificazione ma, oggi, in una società radicalmente cambiata, in gran parte secolarizzata e multiculturale, diventa sempre più evidente che ogni compromesso crea PRIVILEGI e i privilegi creano ingiustizia,
Emerge con sempre più chiarezza che il problema dell’ora di religione, come tanti altri problemi dal crocefisso nei locali pubblici all’introduzione per legge del testamento biologico, sono strettamente collegati alla stabilità dei due Poteri al di fuori di ogni interesse reale dei cittadini: la Chiesa (la sua gerarchia) interessata a non perdere ‘potere’ e lo Stato (i suoi governanti) a non perdere ‘poltrone’.
L’abolizione del Concordato rappresenterebbe oggi un grande evento di civiltà: lo Stato si libera da una tutela ideologica e la Chiesa si libera da un abbraccio mortale per il suo messaggio di spiritualità.
Il partito Democratico alla vigilia del suo Congresso fondativo, abbia il coraggio di affrontare con  chiarezza il tema della LAICITA’, uno dei suoi valori fondanti, in difesa dei diritti di tutti i cittadini contro tutti i privilegi e creda nella maturità del popolo italiano, soprattutto dei ‘laici’ di matrice cattolica che mal sopportano il rinascente integralismo della Chiesa cattolica, già dimostrata in occasione dei referendum sul divorzio e sull’aborto.

B – Sui punti di chiarimento 2 – 5  Cinzia affronta due temi di enorme importanza, soprattutto culturale, perché attinenti al rapporto tra ‘scelta religiosa e identità’  della singola persona e tra ‘religione e integrazione’  nella medesima società nella quale tutto e tutti, ciascuno con la propria diversità, dovranno interagire per il bene comune. 
Sono due temi che necessitano di una meditata riflessione, anche perché toccano, dal mio punto di vista, il punto più strettamente personale della laicità vista come conquista dell’autonomia dell’io nella continua evoluzione della sua identità. 
Saranno l’educazione prima (familiare e scolastica) e l’esperienza poi, a guidarci nella nostra scelta di vita.
Per questo mi propongo di intervenire in seguito, dopo aver riflettuto sul mio percorso da “sono come…” a “non sono come…”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bonati Liviano:  riflessione su intervento di CINZIA MION</p>
<p>Ho apprezzato molto l’intervento, proposto da Cinzia Mion, sull’ora di religione nelle scuole, perché è sempre un problema di attualità e anche perché tocca direttamente il tema della laicità.<br />
Ritengo anche molto interessanti le distinzioni che fa per affrontare il problema senza equivoci.<br />
Il mio parere:<br />
A – Sui punti di chiarimento 1–3-4 Cinzia mette in evidenza, con molta chiarezza e competenza,  le contraddizioni  tra l’attuale collocazione dell’ora di religione e dintorni e la sua giustificazione in uno Stato laico e multietnico.<br />
Anche la proposta di introdurre un’ora di religione musulmana non risolve le contraddizioni, anzi le aggrava. L’unica soluzione seria sarebbe quella di introdurre nell’insegnamento scolastico superiore la Storia delle religioni ma, vista la situazione attuale, penso che questa soluzione sia solo un sogno.<br />
Dopo la lettura dell’intervento di Cinzia, che deve far riflettere, mi  sono chiesto: come risolvere il problema?<br />
Per me non c’è che una sola scelta: abolire il Concordato.<br />
Il Concordato tra Stato e Chiesa, firmato nel 1929 da Mussolini e aggiornato  da Craxi nel 1984, è frutto di un compromesso giustificato dal fatto di non creare conflitti tra i due Poteri.<br />
Posso anche capire questa giustificazione ma, oggi, in una società radicalmente cambiata, in gran parte secolarizzata e multiculturale, diventa sempre più evidente che ogni compromesso crea PRIVILEGI e i privilegi creano ingiustizia,<br />
Emerge con sempre più chiarezza che il problema dell’ora di religione, come tanti altri problemi dal crocefisso nei locali pubblici all’introduzione per legge del testamento biologico, sono strettamente collegati alla stabilità dei due Poteri al di fuori di ogni interesse reale dei cittadini: la Chiesa (la sua gerarchia) interessata a non perdere ‘potere’ e lo Stato (i suoi governanti) a non perdere ‘poltrone’.<br />
L’abolizione del Concordato rappresenterebbe oggi un grande evento di civiltà: lo Stato si libera da una tutela ideologica e la Chiesa si libera da un abbraccio mortale per il suo messaggio di spiritualità.<br />
Il partito Democratico alla vigilia del suo Congresso fondativo, abbia il coraggio di affrontare con  chiarezza il tema della LAICITA’, uno dei suoi valori fondanti, in difesa dei diritti di tutti i cittadini contro tutti i privilegi e creda nella maturità del popolo italiano, soprattutto dei ‘laici’ di matrice cattolica che mal sopportano il rinascente integralismo della Chiesa cattolica, già dimostrata in occasione dei referendum sul divorzio e sull’aborto.</p>
<p>B – Sui punti di chiarimento 2 – 5  Cinzia affronta due temi di enorme importanza, soprattutto culturale, perché attinenti al rapporto tra ‘scelta religiosa e identità’  della singola persona e tra ‘religione e integrazione’  nella medesima società nella quale tutto e tutti, ciascuno con la propria diversità, dovranno interagire per il bene comune.<br />
Sono due temi che necessitano di una meditata riflessione, anche perché toccano, dal mio punto di vista, il punto più strettamente personale della laicità vista come conquista dell’autonomia dell’io nella continua evoluzione della sua identità.<br />
Saranno l’educazione prima (familiare e scolastica) e l’esperienza poi, a guidarci nella nostra scelta di vita.<br />
Per questo mi propongo di intervenire in seguito, dopo aver riflettuto sul mio percorso da “sono come…” a “non sono come…”</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruno Liverani</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-132</link>
		<dc:creator>Bruno Liverani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 15:39:34 +0000</pubDate>
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		<description>E “se a scuola ci fosse l’ora pagana”? Rubo la domanda dal titolo di un divertente (e provocatorio) articolo di Guido Ceronetti sul “la Stampa” del 22 ottobre scorso. Il quale, verso la fine, ricama in un crescendo barocco la domanda iniziale: “Un’ora scolastica e extrascolare diversa, allora? Di un paganesimo puro e rigoroso? Di pitagorismo? Di stoicismo? Con letture virgiliane?”... Eccetera. Non riprendo l’argomentare per paradossi caro a Ceronetti. Cito solo questi bizzarri (ma sensatissimi) interrogativi per segnalare quanto assurda e persino grottesca sia la discussione che si è accesa sulla proposta dell’ora di religione musulmana.
Non voglio tediare nessuno dicendo la mia: basta e avanza quello che ha già scritto Cinzia Mion su questo blog il 21 ottobre, e che sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Voglio solo aggiungere, a conferma del suo intervento, alcune righe prese dal libro “Identità e violenza” (ed. Laterza)di Amartya Sen, sicuramente una delle massime autorità in materia. Lo abbiamo già citato (vedi “Focus 1” e una mia risposta ad Aldo Chiaraluce del 6 giugno 2009), ma mi pare utile ripeterci proprio in questa disgraziata occasione.
Scrive dunque Sen, stigmatizzando le decisioni “multiculturaliste” prese dal governo britannico sotto Blair: “Aggiungere altre scuole confessionali finanziate dallo Stato – scuole islamiche, scuole induiste e scuole sikh oltre alle preesistenti scuole cristiane – invece di ridurre quelle già esistenti, rischia si sminuire il ruolo della ragione, negando ai bambini l’opportunità di usarla e coltivarla. E questo avviene in un periodo in cui c’è una grande necessità di allargare gli orizzonti della comprensione delle altre persone e degli altri gruppi, e in cui la capacità di prendere decisioni ragionate riveste una particolare importanza”. In questo caso, Sen dice che non di vero multiculturalismo si tratta, bensì di un “monoculturalismo plurale”.
Mi pare che le parole di Sen siano un complemento e una conferma autorevole di quanto scrive Cinzia Mion e che vale la pena ripetere: “Sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’interazione che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano. Solo la conoscenza dissipa il pregiudizio e il timore: i veri nemici dell’ integrazione”.

A conclusione, segnalo due utili riferimenti per approfondire l’argomento.
Innanzitutto il sito web delle Comunità cristiane di base – www.cdbitalia.it – dove tutte le tematiche relative alla laicità e, in questi giorni, quelle sull’ora di religione a scuola sono seguite fornendo un ampio ventaglio di opinioni.
L’altroriferimento utile è la trasmissione di Radio Rai 3 “Uomini e profeti”, che va in onda tutti i sabati e le domeniche mattina dalle 9 alle 10:45 del mattino. Proprio questa mattina è cominciato un ciclo dedicato alla questione “come parlare di religione a scuola”, condotto da Gaetano Lettieri, docente di storia del cristianesimo e delle chiese presso l’università “La Sapienza” di Roma. Si veda il sito http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/index.cfm, che dà anche la possibilità di recuperare scaricandole le puntate trasmesse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E “se a scuola ci fosse l’ora pagana”? Rubo la domanda dal titolo di un divertente (e provocatorio) articolo di Guido Ceronetti sul “la Stampa” del 22 ottobre scorso. Il quale, verso la fine, ricama in un crescendo barocco la domanda iniziale: “Un’ora scolastica e extrascolare diversa, allora? Di un paganesimo puro e rigoroso? Di pitagorismo? Di stoicismo? Con letture virgiliane?”&#8230; Eccetera. Non riprendo l’argomentare per paradossi caro a Ceronetti. Cito solo questi bizzarri (ma sensatissimi) interrogativi per segnalare quanto assurda e persino grottesca sia la discussione che si è accesa sulla proposta dell’ora di religione musulmana.<br />
Non voglio tediare nessuno dicendo la mia: basta e avanza quello che ha già scritto Cinzia Mion su questo blog il 21 ottobre, e che sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Voglio solo aggiungere, a conferma del suo intervento, alcune righe prese dal libro “Identità e violenza” (ed. Laterza)di Amartya Sen, sicuramente una delle massime autorità in materia. Lo abbiamo già citato (vedi “Focus 1” e una mia risposta ad Aldo Chiaraluce del 6 giugno 2009), ma mi pare utile ripeterci proprio in questa disgraziata occasione.<br />
Scrive dunque Sen, stigmatizzando le decisioni “multiculturaliste” prese dal governo britannico sotto Blair: “Aggiungere altre scuole confessionali finanziate dallo Stato – scuole islamiche, scuole induiste e scuole sikh oltre alle preesistenti scuole cristiane – invece di ridurre quelle già esistenti, rischia si sminuire il ruolo della ragione, negando ai bambini l’opportunità di usarla e coltivarla. E questo avviene in un periodo in cui c’è una grande necessità di allargare gli orizzonti della comprensione delle altre persone e degli altri gruppi, e in cui la capacità di prendere decisioni ragionate riveste una particolare importanza”. In questo caso, Sen dice che non di vero multiculturalismo si tratta, bensì di un “monoculturalismo plurale”.<br />
Mi pare che le parole di Sen siano un complemento e una conferma autorevole di quanto scrive Cinzia Mion e che vale la pena ripetere: “Sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’interazione che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano. Solo la conoscenza dissipa il pregiudizio e il timore: i veri nemici dell’ integrazione”.</p>
<p>A conclusione, segnalo due utili riferimenti per approfondire l’argomento.<br />
Innanzitutto il sito web delle Comunità cristiane di base – <a href="http://www.cdbitalia.it" rel="nofollow">http://www.cdbitalia.it</a> – dove tutte le tematiche relative alla laicità e, in questi giorni, quelle sull’ora di religione a scuola sono seguite fornendo un ampio ventaglio di opinioni.<br />
L’altroriferimento utile è la trasmissione di Radio Rai 3 “Uomini e profeti”, che va in onda tutti i sabati e le domeniche mattina dalle 9 alle 10:45 del mattino. Proprio questa mattina è cominciato un ciclo dedicato alla questione “come parlare di religione a scuola”, condotto da Gaetano Lettieri, docente di storia del cristianesimo e delle chiese presso l’università “La Sapienza” di Roma. Si veda il sito <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/index.cfm" rel="nofollow">http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/index.cfm</a>, che dà anche la possibilità di recuperare scaricandole le puntate trasmesse.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cinzia Mion</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-131</link>
		<dc:creator>Cinzia Mion</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:16:10 +0000</pubDate>
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		<description>Ora di religione e dintorni Cinzia Mion

Qualche chiarimento va subito fatto per liberare la questione dagli equivoci:
1)	la differenza sostanziale tra culto e cultura, 
2)	la differenza sostanziale tra identificazione e identità, 
3)	la differenza sostanziale tra la disciplina religione e conoscenza dei fatti religiosi
4)	la differenza sostanziale tra materia obbligatoria e facoltativa e conseguente collocazione dentro o fuori dell’orario obbligatorio 
5)	la differenza sostanziale, tra separazione ed interazione-integrazione, inclusione od esclusione.

Mi propongo di essere sintetica ma non so se ci riuscirò:

-per quanto attiene la prima differenza la revisione del Concordato e la successiva Intesa hanno  previsto in modo inconfutabile  il carattere culturale della disciplina  religione e l’esclusione degli atti di culto (preghiere,  messe, benedizioni, ecc durante l’orario scolastico)

-per quanto attiene la seconda differenza bisogna far ricorso alla psicologia che individua l’identificazione come un percorso accompagnato da “sono come…” e che sostiene il primo nucleo della crescita personale,  ed un secondo momento che invece apre all’identità vera e propria “non sono come…”.Anche l’identità sessuale obbedisce a questo processo : identificazione con lo stesso sesso e differenziazione dal sesso opposto.
 E.Erikson afferma che l’acquisizione di un’identità, sia sociale che psicologica che religiosa, sia un processo complesso che comporta una definizione per somiglianza con certuni e per differenza con altri.
L’identificazione è un processo più debole perché dettato dalla dipendenza e dalla ricerca dell’assimilazione, l’identità invece implica una maturazione più solida e consapevole,  in grado di argomentare i motivi della posizione assunta.
Vogliamo un risultato solido, in grado di reggere agli urti della cultura post-moderna oppure una  assimilazione identificatoria, prodotto inconsapevole dell’etnocentrismo culturale?

-se questa è la base della maturazione dell’identità nessuno dovrebbe opporsi alla inclusione, tra le materie obbligatorie per tutti, di una disciplina che solleciti la conoscenza delle principali religioni (le tre grandi monoteiste ma anche quelle principali del mondo indiano e cinese) che potrebbe andare sotto la denominazione di “conoscenza dei fatti religiosi”, come aveva previsto in un primo tempo la commissione incaricata di realizzare i Nuovi Programmi per la scuola elementare (1982-84), ma che dopo la cosiddetta “notte dei lunghi coltelli” ha dovuto,  a maggioranza,  cedere il passo a ”religione” con i conflitti successivi che tutti conosciamo. L’ignoranza da parte di tutti noi per quanto attiene le altre religioni è abissale ed in una società multietnica e multiculturale sottovalutare questo aspetto è colpevole oltreché stupido, nonché rischioso nei confronti della creazione di un terreno facilmente occupabile dai vecchi e nuovi fondamentalismi.
Soltanto chi persegue il proselitismo può temere il confronto ma allora non si parli di identità ma soltanto di identificazione . Questa posizione è anche di chi crede di essere aperto e democratico se propone l’ora di religione musulmana , fra l’altro giusto perché non venga toccata la piega e il peso che ha oggi la religione cattolica nella scuola! Ricordo che la scuola è un’istituzione laica dello Stato come prevede la nostra Costituzione !!!e non”a disposizione”del ministro Gelmini che a parole dice di rispettare la Costituzione ma con i fatti sembrerebbe di no.
 Dico sembrerebbe in quanto si legge  che vorrebbe ( è vero?)addirittura che fosse assegnato al posto del giudizio un voto, con cui fare media, a chi sceglie facoltativamente di frequentare l’ora di religione…
A chi, rispetto alla proposta di Urso, si lancia in elucubrazioni sia per dire sì come per dire no, dico che  sfuggono alcuni importanti distinzioni che qui ho provato a dipanare
C’è poi chi ha preso le distanze non nel merito ma nel metodo , impantanandosi poi nella dimostrazione della non realizzabilità  di tale proposta, come fa Messori in questi giorni  nel Corriere della sera.
 Messori, che io stimo molto, altre volte ha dimostrato equilibrio ed attenzione alla laicità della scuola ma in questa circostanza, sempre secondo me, ha sbagliato il tiro.

-per la questione dell’orario è presto detto: come si fa a sostenere che una disciplina facoltativa, i cui programmi sono realizzati non dallo Stato italiano ma dalla Cei, che quindi non riguarda, come tutti i programmi scolastici, l’ambito della conoscenza ma quello delle scelte confessionali,  e quindi attiene ai dati sensibili, venga lasciata dentro all’orario obbligatorio delle lezioni? Non mi si venga a dire che si tratta solo di cultura religiosa aconfessionale (perché allora i docenti devono avere l’approvazione del vicario diocesano?)
Nessuno si è posto la questione della disparità di trattamento nei confronti di chi non si avvale? E non mi si venga a dire che ci sono le attività alternative, attività quasi subito svalorizzate , ridotte a qualcosa di insignificante o addirittura sparite senza che nessuno invochi più la par condicio come è avvenuto, nel senso contrario però  all’inizio,  (vedi la circolare ministeriale che negli anni successivi alla revisione del concordato diffidava dall’assegnare queste attività a docenti della classe per timore che gli studenti che le sceglievano venissero avvantaggiati rispetto a quelli che avevano invece optato per la religione cattolica, dimenticando che alla scuola elementare spesso erano gli stessi insegnanti di classe che con il benestare della Curia potevano farlo, senza che nessuno gridasse che non c’era par condicio!!!)
Il problema grosso consiste nel fatto che è stato addirittura il Consiglio di Stato, con una decisione come spesso avviene prona ai voleri del governo di turno, a sua volta timoroso del Vaticano, (nessuno si salva!), a legittimare la scelta di tenere dentro all’orario obbligatorio questa disciplina facoltativa. Secondo me sta qui il bubbone ma si capisce che ciò tocca interessi macroscopici di potere economico e di consenso politico. Se fin dall’inizio si fosse presa la decisione onesta : conoscenza dei fatti religiosi, obbligatoria per tutti nell’orario curricolare, e scelta invece facoltativa sui relativi programmi confessionali fuori dall’orario obbligatorio, oggi potremmo parlare con più serenità dell’opportunità o meno di garantire anche altre confessioni religiose , all’interno della scuola pubblica statale. Ricordiamo che la garanzia di mantenere l’opportunità dell’insegnamento della religione cattolica,  f a c o l t a t i va  nelle scuole statali italiane è nei Patti Lateranensi, revisionati nel 1984,  dove però non si parla di collocazione oraria..

-l’ultima riflessione riguarda l’alibi dell’integrazione..Chi per avvalorare la bontà di creare un’ulteriore separatezza a scuola: cattolici da una parte,  musulmani da un’altra, agnostici o altre religioni nei corridoi, invoca l’integrazione o è in malafede oppure ignora appunto cosa avviene a scuola. Noi sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’i n t e r a z i o n e che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano. Solo la conoscenza dissipa il pregiudizio e il timore: i veri nemici dell’ integrazione.
Se invece di far capire all’interno della comunità di apprendimento che la spinta religiosa accomuna l’uomo nel tempo e nello spazio,  sia pur approdando a fedi diverse oppure ad agnosticismi diversi, si separano i ragazzi togliendo loro tutte le opportunità di interazione in questo campo-  che sembra ancora una volta nel mondo il maggiore argomento di inconciliabile divisione e scontro- che avvenire prepariamo ai nostri ragazzi che abiteranno un futuro, che almeno io auspico,  diverso e migliore del nostro?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ora di religione e dintorni Cinzia Mion</p>
<p>Qualche chiarimento va subito fatto per liberare la questione dagli equivoci:<br />
1)	la differenza sostanziale tra culto e cultura,<br />
2)	la differenza sostanziale tra identificazione e identità,<br />
3)	la differenza sostanziale tra la disciplina religione e conoscenza dei fatti religiosi<br />
4)	la differenza sostanziale tra materia obbligatoria e facoltativa e conseguente collocazione dentro o fuori dell’orario obbligatorio<br />
5)	la differenza sostanziale, tra separazione ed interazione-integrazione, inclusione od esclusione.</p>
<p>Mi propongo di essere sintetica ma non so se ci riuscirò:</p>
<p>-per quanto attiene la prima differenza la revisione del Concordato e la successiva Intesa hanno  previsto in modo inconfutabile  il carattere culturale della disciplina  religione e l’esclusione degli atti di culto (preghiere,  messe, benedizioni, ecc durante l’orario scolastico)</p>
<p>-per quanto attiene la seconda differenza bisogna far ricorso alla psicologia che individua l’identificazione come un percorso accompagnato da “sono come…” e che sostiene il primo nucleo della crescita personale,  ed un secondo momento che invece apre all’identità vera e propria “non sono come…”.Anche l’identità sessuale obbedisce a questo processo : identificazione con lo stesso sesso e differenziazione dal sesso opposto.<br />
 E.Erikson afferma che l’acquisizione di un’identità, sia sociale che psicologica che religiosa, sia un processo complesso che comporta una definizione per somiglianza con certuni e per differenza con altri.<br />
L’identificazione è un processo più debole perché dettato dalla dipendenza e dalla ricerca dell’assimilazione, l’identità invece implica una maturazione più solida e consapevole,  in grado di argomentare i motivi della posizione assunta.<br />
Vogliamo un risultato solido, in grado di reggere agli urti della cultura post-moderna oppure una  assimilazione identificatoria, prodotto inconsapevole dell’etnocentrismo culturale?</p>
<p>-se questa è la base della maturazione dell’identità nessuno dovrebbe opporsi alla inclusione, tra le materie obbligatorie per tutti, di una disciplina che solleciti la conoscenza delle principali religioni (le tre grandi monoteiste ma anche quelle principali del mondo indiano e cinese) che potrebbe andare sotto la denominazione di “conoscenza dei fatti religiosi”, come aveva previsto in un primo tempo la commissione incaricata di realizzare i Nuovi Programmi per la scuola elementare (1982-84), ma che dopo la cosiddetta “notte dei lunghi coltelli” ha dovuto,  a maggioranza,  cedere il passo a ”religione” con i conflitti successivi che tutti conosciamo. L’ignoranza da parte di tutti noi per quanto attiene le altre religioni è abissale ed in una società multietnica e multiculturale sottovalutare questo aspetto è colpevole oltreché stupido, nonché rischioso nei confronti della creazione di un terreno facilmente occupabile dai vecchi e nuovi fondamentalismi.<br />
Soltanto chi persegue il proselitismo può temere il confronto ma allora non si parli di identità ma soltanto di identificazione . Questa posizione è anche di chi crede di essere aperto e democratico se propone l’ora di religione musulmana , fra l’altro giusto perché non venga toccata la piega e il peso che ha oggi la religione cattolica nella scuola! Ricordo che la scuola è un’istituzione laica dello Stato come prevede la nostra Costituzione !!!e non”a disposizione”del ministro Gelmini che a parole dice di rispettare la Costituzione ma con i fatti sembrerebbe di no.<br />
 Dico sembrerebbe in quanto si legge  che vorrebbe ( è vero?)addirittura che fosse assegnato al posto del giudizio un voto, con cui fare media, a chi sceglie facoltativamente di frequentare l’ora di religione…<br />
A chi, rispetto alla proposta di Urso, si lancia in elucubrazioni sia per dire sì come per dire no, dico che  sfuggono alcuni importanti distinzioni che qui ho provato a dipanare<br />
C’è poi chi ha preso le distanze non nel merito ma nel metodo , impantanandosi poi nella dimostrazione della non realizzabilità  di tale proposta, come fa Messori in questi giorni  nel Corriere della sera.<br />
 Messori, che io stimo molto, altre volte ha dimostrato equilibrio ed attenzione alla laicità della scuola ma in questa circostanza, sempre secondo me, ha sbagliato il tiro.</p>
<p>-per la questione dell’orario è presto detto: come si fa a sostenere che una disciplina facoltativa, i cui programmi sono realizzati non dallo Stato italiano ma dalla Cei, che quindi non riguarda, come tutti i programmi scolastici, l’ambito della conoscenza ma quello delle scelte confessionali,  e quindi attiene ai dati sensibili, venga lasciata dentro all’orario obbligatorio delle lezioni? Non mi si venga a dire che si tratta solo di cultura religiosa aconfessionale (perché allora i docenti devono avere l’approvazione del vicario diocesano?)<br />
Nessuno si è posto la questione della disparità di trattamento nei confronti di chi non si avvale? E non mi si venga a dire che ci sono le attività alternative, attività quasi subito svalorizzate , ridotte a qualcosa di insignificante o addirittura sparite senza che nessuno invochi più la par condicio come è avvenuto, nel senso contrario però  all’inizio,  (vedi la circolare ministeriale che negli anni successivi alla revisione del concordato diffidava dall’assegnare queste attività a docenti della classe per timore che gli studenti che le sceglievano venissero avvantaggiati rispetto a quelli che avevano invece optato per la religione cattolica, dimenticando che alla scuola elementare spesso erano gli stessi insegnanti di classe che con il benestare della Curia potevano farlo, senza che nessuno gridasse che non c’era par condicio!!!)<br />
Il problema grosso consiste nel fatto che è stato addirittura il Consiglio di Stato, con una decisione come spesso avviene prona ai voleri del governo di turno, a sua volta timoroso del Vaticano, (nessuno si salva!), a legittimare la scelta di tenere dentro all’orario obbligatorio questa disciplina facoltativa. Secondo me sta qui il bubbone ma si capisce che ciò tocca interessi macroscopici di potere economico e di consenso politico. Se fin dall’inizio si fosse presa la decisione onesta : conoscenza dei fatti religiosi, obbligatoria per tutti nell’orario curricolare, e scelta invece facoltativa sui relativi programmi confessionali fuori dall’orario obbligatorio, oggi potremmo parlare con più serenità dell’opportunità o meno di garantire anche altre confessioni religiose , all’interno della scuola pubblica statale. Ricordiamo che la garanzia di mantenere l’opportunità dell’insegnamento della religione cattolica,  f a c o l t a t i va  nelle scuole statali italiane è nei Patti Lateranensi, revisionati nel 1984,  dove però non si parla di collocazione oraria..</p>
<p>-l’ultima riflessione riguarda l’alibi dell’integrazione..Chi per avvalorare la bontà di creare un’ulteriore separatezza a scuola: cattolici da una parte,  musulmani da un’altra, agnostici o altre religioni nei corridoi, invoca l’integrazione o è in malafede oppure ignora appunto cosa avviene a scuola. Noi sappiamo che l’integrazione avviene solo attraverso l’i n t e r a z i o n e che offre l’opportunità della conoscenza reciproca per mezzo del confronto che rivela aspetti che accomunano e aspetti che differenziano. Solo la conoscenza dissipa il pregiudizio e il timore: i veri nemici dell’ integrazione.<br />
Se invece di far capire all’interno della comunità di apprendimento che la spinta religiosa accomuna l’uomo nel tempo e nello spazio,  sia pur approdando a fedi diverse oppure ad agnosticismi diversi, si separano i ragazzi togliendo loro tutte le opportunità di interazione in questo campo-  che sembra ancora una volta nel mondo il maggiore argomento di inconciliabile divisione e scontro- che avvenire prepariamo ai nostri ragazzi che abiteranno un futuro, che almeno io auspico,  diverso e migliore del nostro?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-129</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 10:45:42 +0000</pubDate>
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		<description>Riportiamo qui di seguito la posizione sulla LAICITA’ della terza mozione di Ignazio Marino presentata dal giurista Stefano Rodotà


Laicità e non laicismo: intervista a Stefano Rodotà
Fonte: http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/13...
Il concetto di laicità non significa ostilità preconcetta alla Chiesa. La fede non può rimanere nelle sacrestie ed ha una valenza pubblica nel rispetto delle diversità. Laicità non è laicismo
“ Allora,mettiamo una cosa in chiaro: io sono laico e lo ho scritto nel mio ultimo libro, ma la mia laicità non significa ostilità pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo”: lo afferma il professor Stefano Rodotà, che da poco per i titoli della Laterza ha pubblicato un interessante volume, che consigliamo di leggere, Perché laico. Dunque professore, perché laico?: “ perché credo fermamente nella divisione tra Stato e Chiesa, precetto per altro detto e scritto nel Vangelo. Ma l’essere laico non significa osteggiare ed essere ostile alla Chiesa ed in genere alla fede. In quel caso possiamo serenamente parlare di laicismo. Il laicismo è un atteggiamento culturale estremista, che tende a disprezzare e dimostrare ostilità alla Chiesa. Un vero laico, pur non condividendo, rispetta e divide con sapienza tra Stato e Chiesa”. Stranamente ultimamente anche Monsignor Bettazzi ...
... ha pubblicato un interessante libro sul tema: “ vero e lo ho apprezzato molto, dice cose sensate.. Guardi non è affatto vero e non sta scritto da nessuna parte che un laico ed un credente debbano litigare. Ci sono principi generali che ci accomunano nel diritto naturale”. Improvvisamente il professor Rodotà parla del Concilio Vaticano II: “ quel Concilio ha rappresentato uno degli eventi storici più importanti  della storia e ad esso bisogna guardare con attenzione e stima, anche se non lo si comprende. Però il Vaticano II ha illustrato una Chiesa dal volto umano,aperta alle esigenze del mondo e della società,insomma aveva compreso i segni dei tempi. Ecco la ragione per cui dico che anche un laico deve guardare con necessaria considerazione al Vaticano II”.
Problema della fede: “ anche qui, la fede non è un affare esclusivamente privato che attiene alla sfera personale dell’uomo. Insomma ritengo che non sia giusto voler relegare il cattolico nella sacrestia. Il cattolico, al pari di chi professa altre idee o culture, ha tutto il diritto a portare nel vissuto sociale le sue idee. Pretendere di chiudere il cattolico nella Chiesa, o nella cappelletta questo sì che fa parte di visioni laiciste e superate della cultura e della storia.. Del resto se noi vogliamo una Chiesa aperta al mondo, quella che ha saputo distinguere con umanità e saggezza errore ed errante, anche il mondo deve accettare,sia pur criticamente, la Chiesa. Quando parlo di laicità intendo dire che la Chiesa non può fare politica attiva, cioè non influire nelle cose concrete dei partiti. Ma ritengo che i religiosi e i vescovi abbiano la facoltà di opinare su temi pastorali con implicazioni sociali ed anche indirettamente politiche”.
Insomma, la fede come fatto pubblico: “ certo, la fede ha natura pubblica, senza dubbio”. Ultimamente si è scatenata una polemica furiosa per la revoca della scomunica del quattro vescovi tradizionalisti: “ sorvolando sulle cose assurde dette da Williamson che ha parlato a titolo personale, io sono favorevole alla revoca della sanzione proprio per motivi ecumenici, perché la Chiesa raggiunga la sua piena unità. Spero che i tradizionalisti accettino e non sprechino questa opportunità, recependo la saggezza e la bontà del Vaticano II”.
Bruno Volpe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo qui di seguito la posizione sulla LAICITA’ della terza mozione di Ignazio Marino presentata dal giurista Stefano Rodotà</p>
<p>Laicità e non laicismo: intervista a Stefano Rodotà<br />
Fonte: <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/13.." rel="nofollow">http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/13..</a>.<br />
Il concetto di laicità non significa ostilità preconcetta alla Chiesa. La fede non può rimanere nelle sacrestie ed ha una valenza pubblica nel rispetto delle diversità. Laicità non è laicismo<br />
“ Allora,mettiamo una cosa in chiaro: io sono laico e lo ho scritto nel mio ultimo libro, ma la mia laicità non significa ostilità pregiudiziale ed immotivata alla Chiesa, al mondo cattolico e alla fede, quello si chiama laicismo”: lo afferma il professor Stefano Rodotà, che da poco per i titoli della Laterza ha pubblicato un interessante volume, che consigliamo di leggere, Perché laico. Dunque professore, perché laico?: “ perché credo fermamente nella divisione tra Stato e Chiesa, precetto per altro detto e scritto nel Vangelo. Ma l’essere laico non significa osteggiare ed essere ostile alla Chiesa ed in genere alla fede. In quel caso possiamo serenamente parlare di laicismo. Il laicismo è un atteggiamento culturale estremista, che tende a disprezzare e dimostrare ostilità alla Chiesa. Un vero laico, pur non condividendo, rispetta e divide con sapienza tra Stato e Chiesa”. Stranamente ultimamente anche Monsignor Bettazzi &#8230;<br />
&#8230; ha pubblicato un interessante libro sul tema: “ vero e lo ho apprezzato molto, dice cose sensate.. Guardi non è affatto vero e non sta scritto da nessuna parte che un laico ed un credente debbano litigare. Ci sono principi generali che ci accomunano nel diritto naturale”. Improvvisamente il professor Rodotà parla del Concilio Vaticano II: “ quel Concilio ha rappresentato uno degli eventi storici più importanti  della storia e ad esso bisogna guardare con attenzione e stima, anche se non lo si comprende. Però il Vaticano II ha illustrato una Chiesa dal volto umano,aperta alle esigenze del mondo e della società,insomma aveva compreso i segni dei tempi. Ecco la ragione per cui dico che anche un laico deve guardare con necessaria considerazione al Vaticano II”.<br />
Problema della fede: “ anche qui, la fede non è un affare esclusivamente privato che attiene alla sfera personale dell’uomo. Insomma ritengo che non sia giusto voler relegare il cattolico nella sacrestia. Il cattolico, al pari di chi professa altre idee o culture, ha tutto il diritto a portare nel vissuto sociale le sue idee. Pretendere di chiudere il cattolico nella Chiesa, o nella cappelletta questo sì che fa parte di visioni laiciste e superate della cultura e della storia.. Del resto se noi vogliamo una Chiesa aperta al mondo, quella che ha saputo distinguere con umanità e saggezza errore ed errante, anche il mondo deve accettare,sia pur criticamente, la Chiesa. Quando parlo di laicità intendo dire che la Chiesa non può fare politica attiva, cioè non influire nelle cose concrete dei partiti. Ma ritengo che i religiosi e i vescovi abbiano la facoltà di opinare su temi pastorali con implicazioni sociali ed anche indirettamente politiche”.<br />
Insomma, la fede come fatto pubblico: “ certo, la fede ha natura pubblica, senza dubbio”. Ultimamente si è scatenata una polemica furiosa per la revoca della scomunica del quattro vescovi tradizionalisti: “ sorvolando sulle cose assurde dette da Williamson che ha parlato a titolo personale, io sono favorevole alla revoca della sanzione proprio per motivi ecumenici, perché la Chiesa raggiunga la sua piena unità. Spero che i tradizionalisti accettino e non sprechino questa opportunità, recependo la saggezza e la bontà del Vaticano II”.<br />
Bruno Volpe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-126</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 15:44:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/#comment-126</guid>
		<description>Facciamo seguito al nostro intervento del 30 Luglio 2009 relativo al tema della LAICITA’ ritenuto fondamentale nella prospettiva culturale del 1° Congresso del Partito Democratico che si terrà in Ottobre. 
Dopo l’intervista alla deputata PD Barbara Pollastrini presentiamo oggi l’intervista rilasciata all’Unità dal senatore Giorgio Tonini per conto della Mozione 2.

La “Mozione 2” Franceschini:

Giorgio Tonini: «Il partito ha imparato a far sintesi anche su questo»

di Andrea Carugati 

La laicità è un patrimonio di tutto il Pd, uno dei punti chiave del nostro manifesto dei valori, sarebbe sbagliato farne una bandiera di una parte», spiega Giorgio Tonini, senatore, tra i principali consiglieri di Veltroni e ora con Franceschini.
La vostra mozione come si connoterà su questo tema?
«L&#039;idea di una distinzione chiara e netta tra ciò che è della politica e ciò che è della religione».
Sempre più spesso però questa distinzione, in Italia, viene meno. Cosa deve fare il Pd?
«Essere un partito forte e plurale che può parlare con tutti, comprese le Chiese, e poi decidere in autonomia. L&#039;idea stessa del Pd è un passo avanti: un partito che contiene posizioni diverse che si abituano a confrontarsi e a produrre sintesi impegnative per tutti. Un esempio: sulla fecondazione assistita Ds e Dl votarono divisi, sul testamento biologico il gruppo Pd in Senato è stato compatto, con solo 4 voti in dissenso».
Pensa che la vostra mozione appaia come quella meno laica?
«Se per laica si intende polemica verso il mondo cattolico allora è vero. Ma Franceschini ha avuto parole chiarissime sulla laicità, gli &quot;esami&quot; li ha già superati tutti con profitto».
Su coppie di fatto e matrimoni gay che proposte farete?
«La mia posizione è quella di Obama: il matrimonio come unione di due persone di sesso diverso è un valore fondante, ma vanno tutelate anche le convivenze, in particolare per quanto riguarda i diritti di assistenza in caso di malattia».
E i matrimoni gay?
«Neppure i Ds li hanno mai proposti, tantomeno le adozioni. Bisogna tornare all&#039;impianto dei Dico».
Oltre non si può andare?
«Lo dice la Costituzione, non solo la Chiesa. Matrimonio e convivenza sono due cose diverse».
Il sostegno a Franceschini dei teodem vi farà perdere voti &quot;laici&quot;?
«Immagino un Pd con il gusto di incontrarsi tra persone diverse. I teodem sono una ricchezza, non mi piace quanto sento dire che bisogna mandare via qualcuno».
Come valuta Marino candidato?
«Lui ha un giudizio negativo della nostra battaglia sul testamento biologico in Senato...».
Teme che possa radicalizzare lo scontro?
«Non credo, lo stimo, è una persona che crede nel Pd e sa che costruendo tifoserie sui temi etici faremmo male al Pd senza trovare soluzioni all&#039;altezza dei problemi»
09 luglio 2009</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo seguito al nostro intervento del 30 Luglio 2009 relativo al tema della LAICITA’ ritenuto fondamentale nella prospettiva culturale del 1° Congresso del Partito Democratico che si terrà in Ottobre.<br />
Dopo l’intervista alla deputata PD Barbara Pollastrini presentiamo oggi l’intervista rilasciata all’Unità dal senatore Giorgio Tonini per conto della Mozione 2.</p>
<p>La “Mozione 2” Franceschini:</p>
<p>Giorgio Tonini: «Il partito ha imparato a far sintesi anche su questo»</p>
<p>di Andrea Carugati </p>
<p>La laicità è un patrimonio di tutto il Pd, uno dei punti chiave del nostro manifesto dei valori, sarebbe sbagliato farne una bandiera di una parte», spiega Giorgio Tonini, senatore, tra i principali consiglieri di Veltroni e ora con Franceschini.<br />
La vostra mozione come si connoterà su questo tema?<br />
«L&#8217;idea di una distinzione chiara e netta tra ciò che è della politica e ciò che è della religione».<br />
Sempre più spesso però questa distinzione, in Italia, viene meno. Cosa deve fare il Pd?<br />
«Essere un partito forte e plurale che può parlare con tutti, comprese le Chiese, e poi decidere in autonomia. L&#8217;idea stessa del Pd è un passo avanti: un partito che contiene posizioni diverse che si abituano a confrontarsi e a produrre sintesi impegnative per tutti. Un esempio: sulla fecondazione assistita Ds e Dl votarono divisi, sul testamento biologico il gruppo Pd in Senato è stato compatto, con solo 4 voti in dissenso».<br />
Pensa che la vostra mozione appaia come quella meno laica?<br />
«Se per laica si intende polemica verso il mondo cattolico allora è vero. Ma Franceschini ha avuto parole chiarissime sulla laicità, gli &#8220;esami&#8221; li ha già superati tutti con profitto».<br />
Su coppie di fatto e matrimoni gay che proposte farete?<br />
«La mia posizione è quella di Obama: il matrimonio come unione di due persone di sesso diverso è un valore fondante, ma vanno tutelate anche le convivenze, in particolare per quanto riguarda i diritti di assistenza in caso di malattia».<br />
E i matrimoni gay?<br />
«Neppure i Ds li hanno mai proposti, tantomeno le adozioni. Bisogna tornare all&#8217;impianto dei Dico».<br />
Oltre non si può andare?<br />
«Lo dice la Costituzione, non solo la Chiesa. Matrimonio e convivenza sono due cose diverse».<br />
Il sostegno a Franceschini dei teodem vi farà perdere voti &#8220;laici&#8221;?<br />
«Immagino un Pd con il gusto di incontrarsi tra persone diverse. I teodem sono una ricchezza, non mi piace quanto sento dire che bisogna mandare via qualcuno».<br />
Come valuta Marino candidato?<br />
«Lui ha un giudizio negativo della nostra battaglia sul testamento biologico in Senato&#8230;».<br />
Teme che possa radicalizzare lo scontro?<br />
«Non credo, lo stimo, è una persona che crede nel Pd e sa che costruendo tifoserie sui temi etici faremmo male al Pd senza trovare soluzioni all&#8217;altezza dei problemi»<br />
09 luglio 2009</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Liviano Bonati</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-124</link>
		<dc:creator>Liviano Bonati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 16:28:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/#comment-124</guid>
		<description>Caro amico Giuseppe Moscati,  
condividiamo le perplessità manifestate nel tuo intervento del 15 Luglio c.m. circa la capacità del Partito Democratico &quot;di coniugare politica e laicità&quot;. La storia insegna che in Italia il rapporto Stato-Chiesa non è mai stato semplice e soprattutto in questo momento la conflittualità si aggrava sempre più per l&#039;emergere di nuovi problemi etici conseguenti alle scoperte scientifiche ed alle applicazioni tecnologiche. 
Il cittadino, e quindi i partiti politici che lo rappresentano, risente della conflittualità dovuta alla sua eventuale doppia appartenenza, quella religiosa e quella  politica.
Noi, animatori del blog, ci battiamo per la totale laicità dello Stato e delle sue Istituzioni e ci impegniamo affinché ogni persona acquisisca una cultura e una coscienza laica aperta al dialogo ed al rispetto delle scelte individuali.
A questo proposito siamo impegnati a sostenere la scelta laica del PD e per questo riteniamo utile pubblicare, una ogni settimana,  le interviste rilasciate all&#039;Unità da qualificati esponenti delle tre &#039;mozioni&#039; che saranno presentate al prossimo Congresso di Ottobre con particolare riferimento al tema della LAICITA&#039;. 
Seguiremo con interesse i dibattiti culturali del Congresso nella speranza che non vengano tradite le aspettative di chi rifiuta di rassegnarsi al PESSIMISMO della ragione.

MOZIONE n° 1 - BERSANI -

Barbara Pollastrini: «Per noi è valore fondante, il Congresso dica cose nette»
di Laura Matteucci 
È il principio che deve ispirare la cultura, le scelte, l&#039;intera visione politica di un partito che si chiama democratico. Democrazia e laicità non possono esistere l&#039;una senza l&#039;altra. E il congresso di ottobre è un&#039;occasione straordinaria per riaffermarlo». Il valore della laicità, che ritiene «decisivo», ha ispirato tanta parte della pratica politica della deputata Pd Barbara Pollastrini. «Battaglie che sapevamo difficili», dice, «come quella sulla fecondazione assistita, o per i Dico, ma che volevamo fare: nessuna &quot;ragion di stato&quot; è sufficiente per venir meno».

Ritrova queste sue stesse convinzioni in Bersani?

«Nessuno ha l&#039;esclusiva della laicità. Ma certo Bersani, nelle sue parole all&#039;Ambra Jovinelli, l&#039;ha collocata come una bussola per interpretare il mondo. Non è importante quante volte la nomini, è importante che la ritenga essenziale, declinata in tutti i temi della pratica politica».

Quali temi?

«Innanzitutto è il faro in un mondo attraversato dai fondamentalismi. Poi, attiene ai diritti e doveri delle persone. Una visione laica implica il riconoscimento delle persone nella loro libertà e responsabilità, ed è la leva di un nuovo civismo. È la base dell&#039;idea di progresso da rendere maggioritario e popolare nel paese. Pensiamo ad un tema quale la migrazione: solo uno sguardo laico tiene insieme i due aspetti, solidaristico e legalitario, come ritengo indispensabile fare. Pensiamo al corpo delle donne: la stessa idea di rispetto nasce da una visione laica, tanto più negli scontri che attraversano il mondo. Obama, Lula, Zapatero, si ispirano alla laicità per praticare nuove teorie sociali di uguaglianza che da noi, invece, faticano a prendere terreno. C&#039;è il tema dell&#039;avanzare della scienza, importantissimo anch&#039;esso. Ecco perchè con altri ho ridepositato la proposta di legge sul testamento biologico, simile a quella dei senatori Marino e Veronesi».

Per il Pd punto cruciale e assai sensibile: la richiesta è forte, l&#039;offerta vacilla. 

«Finora non ha avuto l&#039;impatto che avrebbe dovuto avere. È mancata la consapevolezza delle sue attualità e modernità. Il congresso è l&#039;occasione perchè si affermi come valore fondante, irrinunciabile per costruire un partito con lo sguardo al futuro».

La domanda di molti è: in un Pd laico, che ci fanno i teocon, Binetti in testa?

«Sta a lei rispondere, lo dico con rispetto. Io credo di essere dalla parte della maggioranza dei nostri sostenitori».</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro amico Giuseppe Moscati,<br />
condividiamo le perplessità manifestate nel tuo intervento del 15 Luglio c.m. circa la capacità del Partito Democratico &#8220;di coniugare politica e laicità&#8221;. La storia insegna che in Italia il rapporto Stato-Chiesa non è mai stato semplice e soprattutto in questo momento la conflittualità si aggrava sempre più per l&#8217;emergere di nuovi problemi etici conseguenti alle scoperte scientifiche ed alle applicazioni tecnologiche.<br />
Il cittadino, e quindi i partiti politici che lo rappresentano, risente della conflittualità dovuta alla sua eventuale doppia appartenenza, quella religiosa e quella  politica.<br />
Noi, animatori del blog, ci battiamo per la totale laicità dello Stato e delle sue Istituzioni e ci impegniamo affinché ogni persona acquisisca una cultura e una coscienza laica aperta al dialogo ed al rispetto delle scelte individuali.<br />
A questo proposito siamo impegnati a sostenere la scelta laica del PD e per questo riteniamo utile pubblicare, una ogni settimana,  le interviste rilasciate all&#8217;Unità da qualificati esponenti delle tre &#8216;mozioni&#8217; che saranno presentate al prossimo Congresso di Ottobre con particolare riferimento al tema della LAICITA&#8217;.<br />
Seguiremo con interesse i dibattiti culturali del Congresso nella speranza che non vengano tradite le aspettative di chi rifiuta di rassegnarsi al PESSIMISMO della ragione.</p>
<p>MOZIONE n° 1 &#8211; BERSANI -</p>
<p>Barbara Pollastrini: «Per noi è valore fondante, il Congresso dica cose nette»<br />
di Laura Matteucci<br />
È il principio che deve ispirare la cultura, le scelte, l&#8217;intera visione politica di un partito che si chiama democratico. Democrazia e laicità non possono esistere l&#8217;una senza l&#8217;altra. E il congresso di ottobre è un&#8217;occasione straordinaria per riaffermarlo». Il valore della laicità, che ritiene «decisivo», ha ispirato tanta parte della pratica politica della deputata Pd Barbara Pollastrini. «Battaglie che sapevamo difficili», dice, «come quella sulla fecondazione assistita, o per i Dico, ma che volevamo fare: nessuna &#8220;ragion di stato&#8221; è sufficiente per venir meno».</p>
<p>Ritrova queste sue stesse convinzioni in Bersani?</p>
<p>«Nessuno ha l&#8217;esclusiva della laicità. Ma certo Bersani, nelle sue parole all&#8217;Ambra Jovinelli, l&#8217;ha collocata come una bussola per interpretare il mondo. Non è importante quante volte la nomini, è importante che la ritenga essenziale, declinata in tutti i temi della pratica politica».</p>
<p>Quali temi?</p>
<p>«Innanzitutto è il faro in un mondo attraversato dai fondamentalismi. Poi, attiene ai diritti e doveri delle persone. Una visione laica implica il riconoscimento delle persone nella loro libertà e responsabilità, ed è la leva di un nuovo civismo. È la base dell&#8217;idea di progresso da rendere maggioritario e popolare nel paese. Pensiamo ad un tema quale la migrazione: solo uno sguardo laico tiene insieme i due aspetti, solidaristico e legalitario, come ritengo indispensabile fare. Pensiamo al corpo delle donne: la stessa idea di rispetto nasce da una visione laica, tanto più negli scontri che attraversano il mondo. Obama, Lula, Zapatero, si ispirano alla laicità per praticare nuove teorie sociali di uguaglianza che da noi, invece, faticano a prendere terreno. C&#8217;è il tema dell&#8217;avanzare della scienza, importantissimo anch&#8217;esso. Ecco perchè con altri ho ridepositato la proposta di legge sul testamento biologico, simile a quella dei senatori Marino e Veronesi».</p>
<p>Per il Pd punto cruciale e assai sensibile: la richiesta è forte, l&#8217;offerta vacilla. </p>
<p>«Finora non ha avuto l&#8217;impatto che avrebbe dovuto avere. È mancata la consapevolezza delle sue attualità e modernità. Il congresso è l&#8217;occasione perchè si affermi come valore fondante, irrinunciabile per costruire un partito con lo sguardo al futuro».</p>
<p>La domanda di molti è: in un Pd laico, che ci fanno i teocon, Binetti in testa?</p>
<p>«Sta a lei rispondere, lo dico con rispetto. Io credo di essere dalla parte della maggioranza dei nostri sostenitori».</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: PAOLA CHIAVELLATI</title>
		<link>http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/comment-page-1/#comment-123</link>
		<dc:creator>PAOLA CHIAVELLATI</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 17:52:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://lalaicita.wordpress.com/2009/07/01/focus-2/#comment-123</guid>
		<description>Ciao Fosca, sappi che il blog sulla laicità, che ho messo sotto &quot;preferiti&quot;,  l&#039;ho sempre seguito tant&#039;è vero che già ti dissi di avere molto apprezzato la tua riflessione al femminile che ha arricchito ulteriormente il tutto.
Apprezzo molto i vostri approfondimenti  e mi sento perfettamente in linea con voi nella mia pratica quotidiana anche se non intervengo sul blog per approvare ciò che dite. 
 
Affettuosamente vi abbraccio                 paola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Fosca, sappi che il blog sulla laicità, che ho messo sotto &#8220;preferiti&#8221;,  l&#8217;ho sempre seguito tant&#8217;è vero che già ti dissi di avere molto apprezzato la tua riflessione al femminile che ha arricchito ulteriormente il tutto.<br />
Apprezzo molto i vostri approfondimenti  e mi sento perfettamente in linea con voi nella mia pratica quotidiana anche se non intervengo sul blog per approvare ciò che dite. </p>
<p>Affettuosamente vi abbraccio                 paola</p>
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